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Jessica Malfatto














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Made by Stefano Tagliabue

Jessica Malfatto

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False verità

 

Il vento suonava i fili d'erba sfogliando le pagine del paesaggio circostante. Silenzio.

Sarebbe stata una serata diversa, l’avevo capito subito da come il sole si era addormentato dietro quella collina. Più lentamente del solito. Impressione o verità? Non saprei risponderti. Valeria estrasse l'accendino dalla tasca destra dei jeans e accese la sigaretta che teneva tra le dita da qualche minuto. Se la portò alla bocca, calma, ed espirò giocando con l'aria.

(...)

La abbandonai. La lasciai alla sua vita, in quell'inferno di alcol e droga. Sbagliavo. Lo sapevo, ma forse quella era la mia segreta vendetta.

La droga... Stava giocando con i suoi capelli biondi, la stava facendo sorridere, ridere, gridare, girare e poi l'avrebbe abbandonata. Spietata.

Le stava sotterrando il cuore, convincendola che sarebbe stata immortale. La stava soffocando con un bacio crudo. Non le avrebbe mai lasciato il tempo di reagire, di prendere lo scudo per difendersi. Sarei dovuta tornare indietro, portarla via con me, mostrarle che lei valeva qualcosa anche senza quella polvere dal colore della purezza, ma dall'essenza di un assassino.

 

 

Un Sogno ritrovato

Il rosa e l’azzurro giocano intorno alla corona del sole che si sta levando da quell’onda all’orizzonte. Una pace inconsueta mi prende. Sorrido e do uno sguardo veloce allo specchio accanto a me. Vedo due occhi azzurri che risaltano tra la mia pelle dorata e tra la barba scura, come i miei capelli spettinati. Il vento sposta leggermente la sabbia facendola danzare tra correnti d’aria improvvise.

(...)

Mi andai a sedere sul bagnasciuga, da solo, senza nessuno intorno, senza voci, se non quelle dei gabbiani e delle onde che lottavano contro gli scogli. Abbandonai pensieri e sogni; mi lasciai vincere dalla serenità, mi tolsi la maglietta e mi distesi tra i granelli di sabbia. Li sentivo sotto la mia pelle, tra le mie dita, tra i capelli. L’acqua del mare si insinuava tra le mie gambe prima di ritirarsi e continuare il suo gioco. Un respiro più profondo e dischiusi le labbra cercando il sapore del sale. Lo adoravo.

Liberai gli occhi da tutte le tensioni e li lasciai vagare nel celeste di quella cupola sopra di me. Qualche nuvola in lontananza minacciava i raggi del sole, ma non rovinava l’atmosfera surreale di quell’istante lontano dalla realtà.

 

 

Non puoi tornare indietro

La tua mano nella mia. La tua mano inerme, immobile, tra le mie dita.

Non riesco a guardarti, non riesco a posare i miei occhi sulla tua fragilità, sulle tue palpebre che coprono il celeste del tuo sguardo. Non allontanarti, non devi, non puoi. Non in questo modo, non senza un motivo.

Lo prometto: non me ne andrò finché non ti sveglierai.

Quanti anni hai? Quasi non me lo ricordo.

 

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Jessica Malfatto

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